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Dicono che siamo immersi nella civiltà dellimmagine.
Sarà. Poi ti guardi attorno e scopri che ci sono 2 milioni
di persone (proprio così: 2 milioni) indaffarate a scrivere
senza che nessuno glielo abbia mai chiesto. Scrivono come degli
indiavolati: a mano, a macchina, al computer.
Bombardano di ambizioni inedite le case editrici, le agenzie letterarie,
gli scrittori affermati, i consulenti editoriali. I principali editori
lamentano di ricevere da 50 a 60 dattiloscritti al giorno. Chi glielo
fa fare? E chi lo sa... Rivolta ad un centinaio di francesi qualche
anno fa, la stessa domanda non ebbe risposta. O meglio: ne ebbe
cento. Come dire: nessuna. I più scrivono per piangersi addosso,
raramente per allegria, quasi mai per raccontare storie o comunicare
informazioni.
A volte è la ripicca a farli sedere davanti ad una macchina
per scrivere. - Volevo fare lo scrittore perché avevo
letto tutto quello che cera da leggere su 007 e siccome ne
volevo ancora me lo sono scritto da me. Ricordo il sorriso pietoso
di mia madre quando lha letto. E forse ho continuato a scrivere
per riuscire a dare una sberla a quel sorriso. -
Non va tanto per il sottile il genietto della narrativa nera scoperto
tanti anni fa da quel nasone fino di Raffaele Crovi, a raccontare
i suoi esordi quando era ancora un bimbetto implume.
Ma non ci si mette ad imbrattare carta solo per inseguire i fantasmi
letterari. Si scrive tanto anche perché cè in
giro una sorta di leggenda secondo la quale con lo studio e lapplicazione
si può diventare romanzieri fatti e finiti. Perciò
si pubblicano tanti manuali sullargomento. Per questo Fabbri
ha scoperto un nuovo filone di dispense. Per la stessa ragione alcuni
scrittori doc sono montati in cattedra addossandosi un impegnativo
compito: quello di svelare ai neofiti il sortilegio di combinare
inchiostro e carta bianca. Per avvicinarsi a questi mestieri di
eleusini gli aspiranti spendono fior di milioni. - Più
spendo più imparo, più imparo e più guadagno
-, ragiona qualcuno. Ma è un ragionamento con qualche grinza...
Ne sono passati di anni da quando Alessandro Baricco, Lidia Ravera,
Giuseppe Pontiggia, Dacia Maraini (per non citare che i più
noti) hanno cominciato ad insegnare. Eppure non si sa di talenti
sbocciati fra i banchi di quelle scuole. - La scrittura è
una macchina emotiva e le emozioni non si fabbricano a comando
- avverte Roberto Cotroneo, critico letterario e fustigatore per
eccellenza - tuttal più si può imparare a scrivere
in modo diligente e brillante, mutando uno stile-. Il poeta Giovanni
Giudici è ancora più drastico: - Come posso insegnare
in che modo si fa una poesia? Se lo sapessi lo farei io -. E
allora tutte queste scuole? - Possono servire a migliorare la
qualità dellespressione, a dare lorgoglio di
sapere scrivere una lettera damore, una petizione comprensibile,
una relazioncina a modo, una tesina esauriente, forsanco un
raccontino - concede il poeta.
Ecco il punto: cè labbicì della scrittura,
altro che creative writing con dignità di pubblicazione.
Strano a credersi, ma è più facile conquistare una
donna con una lettera come si deve che con un tubo di Baci Perugina.
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- continua il mese prossimo -
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